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Sull'attendibilita'
- Una Miserable Failure di Google?
All'inizio dello scorso anno una notizia fece scalpore e sollevò un'ampia e polemica discussione sull'attendibilità
dei motori di ricerca. Il fatto: qualcuno fece notare che, digitando su Google la parola chiave miserable failure,
in testa ai risultati appariva la biografia di George W. Bush, contenuta nel sito ufficiale della Casa Bianca.
E vi appare tuttora. Come è stato possibile? Il meccanismo in realtà non è nuovo, ma è
noto da tempo: si chiama
Google Bombing, ed esistono molti altri esempi del genere. In pratica, è
sufficiente che alcune centinaia di spammer
si mettano d'accordo per organizzare links diretti da siti differenti verso una pagina web, utilizzando lo stesso
anchor text o
anchor text simili che veicolano la parola chiave desiderata. Anche se
la parola o la frase non esiste nella pagina colpita (e così è nel nostro caso), quella pagina
finisce per essere molto rilevante per quella
keyword.
Si può intuire facilmente la provenienza di questo caso di SPAM: il termine è uno slogan della campagna elettorale dei
Democratici contro Bush alle ultime elezioni presidenziali, e la seconda posizione dopo la Casa Bianca nella classifica di Google
è occupata dal regista Michael Moore.
Anche il sito Dick Gephardt For President faceva di questo slogan contro l'Amministrazione Bush
il cavallo di battaglia della propria campagna elettorale ed è considerato l'origine di questa parola chiave. Attualmente
si trova in 18a posizione subissato dai commenti, ma mesi fa si trovava in terza posizione.
Ora, come è possibile influenzare con poche centinaia di link
una pagina che conta quasi 80 mila link in ingresso? L'ipotesi più attendibile, nella difficoltà di rintracciare
uno per uno gli autori di questo link, è che si tratti di siti web con
PageRank molto alto (il sito di Michael Moore,
ad esempio, ha un
PageRank uguale a 8). La parola chiave miserable failure non godeva certamente
di un alto indice
KEI prima di questo episodio: quanti utenti l'avrebbero utilizzata, se essa non fosse stata artificiosamente
evidenziata da una campagna mediatica? La parola chiave restituisce attualmente in Google, passando le due parole contigue cioè tra virgolette,
circa 625000 occorrenze, che sono un granello insignificante nel mare dei risultati web, e molte di esse sono dovute ai commenti e alle dispute
che hanno fatto seguito all'episodio di Spam. Tanto basta, tuttavia, per far affermare ai detrattori che la vera
miserable failure è quella del motore di ricerca Google.
Ma non si tratta solo di Google. Per la parola chiave miserable failure in Google non esistono risultati riferiti all'Italia nei primi
50 top rank della classifica. In Yahoo, che restituisce 964 mila occorrenze, il secondo posto è occupato dal sito
di Palazzo Chigi, biografia del Presidente del Consiglio: segno evidente che alcuni spammer italiani hanno
replicato l'esperimento e che questa tecnica, in questo caso inefficace su Google, ha trovato un varco aperto in Yahoo. Il conteggio e
la rilevanza degli Anchor Links non è quindi esclusivo appannaggio di Google ma riguarda anche
Inktomi, ed occorre aggiornare il glossario introducendo il termine Yahoo
bombing.
MSN restituisce solo 78 mila risultati, dove troviamo la biografia di Bush al primo posto, al secondo posto la biografia di
Jimmy Carter, Michael Moore
al quarto posto, il sito del Senato con la biografia di Hillary Clinton al quinto.
Infine Teoma, che utilizza una forma unica di analisi dei link, ha evitato il
bombing.
Quali sono gli operatori logici per rintracciare coloro che puntano a una pagina specifica utilizzando un certo
anchor text?
Tornando all'esempio, sia George W. Bush che Michael Moore contano un cospicuo numero di link
in ingresso per la parola chiave miserable failure. La sintassi link: è inefficace, in quanto
restituisce documenti che linkano alla biografia di George Bush e altre pagine che linkano ad essi per i due termini presi
separatamente. Per questa ragione si ottiene una grande quantità di pagine, incluse le biografie di altri Presidenti.
La sintassi link: e linkdomain: si dimostra parimenti inefficace. La sintassi:
inbody:miserable inbody:failure link:www.whitehouse.gov/president/gwbbio.html
inbody:miserable inbody:failure link:www.michaelmoore.com
è la più appropriata.
Una corrente di pensiero particolarmente agguerrita sul fronte della difesa del consumatore è solita citare un esempio molto comune a
suffragio della tesi che vorrebbe i più diffusi motori di ricerca asserviti agli interessi delle multinazionali nel privilegiare i risultati di tipo
commeciale a scapito di quelli di carattere più neutralmente informativo o divulgativo.
Il classico esempio utilizzato nelle tappe di questa diatriba è la parola chiave apple: perché al primo posto nella ricerca della parola apple appare la casa produttrice
dei Macintosh e non, come sarebbe più auspicabile aspettarsi, un sito sulle proprietà nutritive e sulle varianti del frutto omonimo?
Come sovente accade,
la risposta è banale e affatto estranea a qualunque dietrologia: la spiegazione sta nel nome del dominio. Se il nome di una grande azienda
coincide con quello di un frutto comune e pertanto esso diventa naturalmente anche il nome del dominio, e se, come è naturale aspettarsi,
questa azienda conta di sufficiente autorevolezza tale da assicurarsi un cospicuo numero di link in ingresso, oltre a produrre
un sito web vasto e ricco di contenuti, questo tipo di risultato rispecchia perfettamente la realtà.
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